• Abuso

    L'abuso è un disturbo?

    No. L'abuso non è una diagnosi ma è' una condizione  interpersonale di cui il bambino può essere vittima.


    C'è stato un abuso?

    Con gli strumenti psicodiagnostici è possibile effettuare una valutazione dello sviluppo e del profilo psicopatologico attuale del bambino, dei  fattori di rischio ambientali e familiari; si può evidenziare la presenza di un disturbo psicopatologico e/o disagio psicologico correlato ad esperienze traumatiche.


    Cosa fare nel sospetto di abuso su un minore?

    Nel caso di lesioni fisiche o riferiti da parte del minore rivolgersi alle strutture di Pronto Soccorso, alle Autorità Giudiziarie.
    Se vengono notate modifiche comportamentali, parlarne con il pediatra di Base/medico curante, con la scuola e rivolgersi a strutture specialistiche di Neuropsichiatria Infantile (ASL, Servizi Materno Infantili; Unità Operative di Neuropsichiatria Infantile, Ospedali).
    Evitare di stressare il bambino con "indagini fai da te", accoglierne il disagio e rivolgersi a figure specializzate.


    Un bambino che ha subito un abuso è segnato per sempre?

    No. Sono presenti tanti fattori protettivi (risorse familiari e ambientali e risorse cognitive e psicologiche )che permettono al bambino di elaborare il trauma e riorganizzare in maniera positiva la propria vita.


    Si può prevenire un abuso?

    SI. Attraverso un'attività di sensibilizzazione e di formazione rivolta alla scuola e ai servizi psico-sociali territoriali.

    Per maggiori informazioni, consultare l'area dedicata 

  • Anoressia e bulimia

    L'anoressia nervosa è un disturbo cronico?

    É possibile guarire se si garantisce la precocità della diagnosi e la correttezza dell'intervento. 


    Quali sono le conseguenze del disturbo?

    I disturbi alimentari possono causare importanti problemi fisici. L'anoressia nervosa può portare a osteoporosi, anemia, bradicardia, eccessiva sensibilità al freddo e, nelle ragazze, la cessazione o l'irregolarità del ciclo mestruale. Nei casi più gravi può portare alla morte. La bulimia nervosa può causare erosione dello smalto dentale a causa del vomito, ghiandole salivari ingrossate e la possibilità di un danneggiamento dell'esofago. In entrambe le condizioni gli effetti fisici possono essere gravi ma generalmente sono reversibili se il disturbo viene affrontato nei primi stadi. E' importante quindi riconoscere i primi segnali di allarme e agire precocemente sul disturbo, prima della sua cronicizzazione. 


    Ho notato cambiamenti nell'umore e nel comportamento di mia/o figlia/o rispetto al cibo. Possono essere una conseguenza del disturbo?

    Le modificazioni comportamentali e dell'umore dei DCA possono essere sia il segnale che precede la comparsa dei DCA sia la conseguenza. 


    Come può la famiglia aiutare un/a figlio/a con problemi alimentari?

    I genitori sono coloro che per primi possono riconoscere i segnali d'allarme e chiedere un aiuto professionale sia per la/il figlia/o che per la famiglia. In questi casi i Servizi possono fornire utili indicazioni per un sostegno psicologico e psico-educazionale volto ad affrontare in modo adeguato il disturbo. 


    Credo che mia/o figlia/o soffra di questo disturbo. A chi devo rivolgermi?

    Il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare costituisce un'area di eccellenza dell' Unità Operativa Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che da trenta anni lavora con un protocollo di intervento specifico convalidato dai risultati clinici.
    I casi meno gravi possono essere trattati ambulatorialmente o in regime di Day-Hospital. Nelle situazioni più urgenti è previsto un periodo di ricovero nel reparto di degenza.
    Inoltre, in Italia, nel 2008, il Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio e la Regione Umbria hanno condotto un censimento che ha portato all'individuazione di 155 servizi che sono presenti sul territorio e che si occupano di DCA; è stata stilata una mappa, che è consultabile on linee che è in continuo aggiornamento, con tutte le indicazioni riguardanti tali servizi ( clicca qui). Si tratta di uno strumento di grande utilità per coloro i quali si trovano ad affrontare queste problematiche e non sanno a chi rivolgersi. 

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  • Ansia

    Quanto incide lo stress sulla manifestazione di disturbi d'ansia?

    Lo stress cronico può portare a disturbi di tipo ansioso o depressivo. Tuttavia da solo non spiega completamente perché alcune persone sviluppano disturbi ed altri no. In realtà bisogna comprendere anche le fragilità di ciascuno, che influiscono sulla capacità di fronteggiare efficacemente le situazioni stressanti. Situazioni emotive irrisolte o conflittuali contribuiscono a farci subire ed a "somatizzare" lo stress. La psicoterapia è utile in tal senso.

    Quando si può parlare di vero disturbo e quando invece l'ansia è da considerarsi normale?
    Esiste un'ansia fisiologica che è protettiva e ci consente di stare in allerta in situazioni stressanti, per elaborare le risposte più appropriate alle novità come un esame, un'esibizione in pubblico o un imprevisto improvviso. L'ansia diventa patologica quando procura all'individuo un disagio profondo, costante, un "malfunzionamento". La soglia oltre cui si parla di una vera patologia può perciò variare persona a persona.


    E' un disturbo o un problema psicologico?

    L'ansia assume la forma di un disturbo vero e proprio quando compromette il funzionamento sociale, familiare e scolastico del bambino e pertanto va affrontato con una terapia adeguata per migliorare la qualità della vita. Tuttavia è importante  riconoscere la cause psicologiche che possono determinarlo (ad esempio condizioni di stress cronico) nonché comprendere e trattare il disagio psicologico che può conseguire al sentirsi a disagio in diverse situazioni e contesti. 

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  • Autismo e Disturbo generalizzato dello sviluppo

    Ci è stato detto che nostro figlio potrebbe avere un Disturbo dello Spettro Autistico, cosa significa? È meno grave dell'autismo?

    Quando si parla di Autismo si usa anche la definizione di Disturbo dello Spettro Autistico, in quanto esiste un'ampia variazione nel modo in cui può presentarsi il disturbo nelle diverse aree e nelle diverse persone. Per queste ragioni è possibile osservare bambini con profili comportamentali e livelli di adattamento all'ambiente estremamente diversi gli uni dagli altri. Ci sono bambini che hanno un linguaggio ridotto o che non parlano affatto, altri bambini che presentano un buon linguaggio verbale ma gravi difficoltà di comunicazione funzionale e interpersonale. Allo stesso tempo ci sono molte persone affette da Disturbi dello Spettro Autistico che hanno un'intelligenza inferiore alla media (circa il 50%), alcuni che presentano abilità cognitive nella media o addirittura superiori. Un'altra caratteristica dello spettro autistico è che nello stesso individuo ci possono essere irregolarità o disarmonie tra varie abilità. Per esempio può capitare che un bambino sia in grado di completare un puzzle molto difficile rispetto alla sua età, che ricordi la maggior parte delle date a memoria, ma che invece non riesca ad imparare un gioco semplice; oppure che un bambino non sia in grado di svolgere un semplice compito di appaiamento di colori e invece sia in grado di riconoscere esattamente luoghi e strade percorse con la macchina anche una sola volta. Tutti i bambini, in ogni caso, condividono una profonda disabilità sociale ed hanno difficoltà a rispondere adeguatamente ai segnali provenienti dall'ambiente e ad espletare routine semplici o complesse del vivere quotidiano.  


     È vero che un'educazione sbagliata può essere causa di autismo?

    L'ipotesi, secondo cui un'educazione sbagliata può essere la causa dell'autismo, non è sostenuta da evidenze scientifiche. Infatti, oggi è ampiamente dimostrato che l'autismo non è causato né da errori educativi, né da conflitti familiari. Le teorie eziologiche più accreditate affermano che l'autismo sia una malattia a genesi multifattoriale che può essere associata a condizioni cliniche molto diverse, in cui la componente genetica svolge un ruolo fondamentale.  


    Come fare la scelta migliore per nostro figlio: quali sono gli interventi terapeutici più validi per l'autismo?

    La scelta delle forme di terapie più adatte deve essere guidata dai professionisti, di solito l'equipe o il clinico specializzato, che restituisce ai genitori la diagnosi, deve saperli orientare verso il piano terapeutico più adatto al caso.

    Attualmente si dispone di un consistente numero di terapie. Le migliori sono quelle che sono state valutate scientificamente e che sono state elaborate in modo specifico per l'autismo. Nel 2011 l'Istituto Superiore di Sanità, allo scopo di offrire un supporto competente in tal senso, ha elaborato la Linea Guida per il Trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti (http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_autismo_def.pdf).

    Queste terapie si basano su principi terapeutici che mirano a intervenire sullo sviluppo e sul comportamento (ad.  l'Applied Behavior Analysis-ABA). La ricerca ha dimostrato che il trattamento può essere molto efficace se effettuato in età precoce, in maniera intensiva (almeno 15 ore settimanali) e trasversale (a casa, a scuola e in una struttura specializzata). 


    E' possibile che alcuni bambini presentino uno sviluppo regolare fino ad un certo punto e poi regrediscano o abbiamo un arresto dello sviluppo?

    In molti casi i genitori riferiscono di essersi accorti di un problema soltanto dopo i 20 mesi, in relazione soprattutto ad una perdita (più o meno improvvisa) di alcuni comportamenti comunicativi e sociali precedentemente acquisiti. Questo fenomeno anche definito "Autismo regressivo" non è soltanto un'esperienza comune ai racconti dei genitori di bambini che poi verranno diagnosticati con Disturbo dello Spettro Autistico, ma rappresenta un fenomeno ben studiato e descritto dagli specialisti ed è parte del processo di sviluppo del 20-25% di bambini con Autismo. In genere la regressione può avvenire tra i 18 e i 24 mesi o anche dopo i 36 mesi (in questo caso spesso si parla di Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza) e presentarsi come processo involutivo oppure come un rallentamento/arresto dello sviluppo pregresso. Dai racconti, spesso documentati anche con videoregistrazioni, emerge che la presenza di alcuni specifici comportamenti comunicativi (verbali in particolare) e sociali (per esempio l'imitare e il salutare) improvvisamente e/o gradualmente tendono a scomparire o ad essere usati con minore frequenza. 


    E' vero che i problemi gastrointestinali sono la causa della selettivita' alimentare e quindi  del rifiuto del cibo nei bambini affetti da disturbi dello spettro autistico?

    In realtà gli studi che sostengono tale ipotesi hanno ottenuto sinora risultati contrastanti, con una variabilità molto ampia e dati scarsamente replicabili (Kuddo e colleghi,2003;Nikolov e colleghi 2009;Ibrahim e colleghi,2009). A tal proposito è di fondamentale importanza sottolineare che l'autismo è primariamente una condizione neuropsichiatrica e che attualmente non ci sono evidenze scientifiche che tali problematiche gastroenteriche possano spiegare l'eziopatogenesi di tale disturbo. Cosi' come viene riportato dalla recente letteratura a riguardo, i bambini con disturbi della spettro autistico non hanno un incidenza maggiore di problemi gastrointestinali, e in particolare  di intolleranze alimentari quali la celiachia, rispetto a bambini di controllo sani (Kuddo e colleghi,2003;Black e colleghi,2002,Roumen e colleghi,2009; Ibrahim e colleghi,2009).
    Attualmente non è quindi ipotizzabile sostenere che i problemi del tratto digerente, come celiachia, intolleranze o reflusso gastroesofageo, siano all'origine dei problemi comportamentali legati all'autismo, come la selettività alimentare, o dell'autismo stesso, e che impostando una dieta di esclusione di caseina e/o glutine si possano risolvere alcuni comportamenti problema tipici di tale disturbo,come l'aggressività o l'irritabilità. Al contrario, è corretto sostenere che la selettività alimentare, intesa come alimentazione scorretta e non equilibrata, a lungo termine possa causare disturbi gastrointestinali come l'irritabilità, la stitichezza e le intolleranze.
    Ciò non esclude il fatto che bambini con disturbo dello spettro autistico possano presentare sintomi di problemi gastrointestinali importanti, oppure intolleranze, come qualsiasi altro bambino, e che in questi casi è bene consultarsi con il pediatra per decidere il da farsi per migliorare il suo benessere psico-fisico. 

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  • Disturbi dell'apprendimento

    Quando è possibile fare diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento?

    La diagnosi si può effettuare dal mese di gennaio del secondo anno della scuola primaria  per la dislessia, la disortografia e la disgrafia. La discalculia si può diagnosticare alla fine della terza classe di scuola primaria. 


    Mio figlio ha una diagnosi di DSA. Le sue abilità di lettura, scrittura e calcolo possono migliorare se si esercita tanto?

    I DSA non si risolvono con l'esercizio. Per compensare tali difficoltà è, invece, necessario svolgere un intervento abilitativo e/o terapeutico personalizzato in relazione alle caratteristiche neuropsicologiche del bambino, emerse nella valutazione.


    Prima della seconda classe della scuola primaria  è possibile individuare fattori di rischio?

    Già a livello prescolare possono essere individuati degli indici di rischio e alla fine della prima classe della scuola primaria è possibile porre il forte sospetto diagnostico di rischio di DSA. In questi casi si può intervenire senza attendere la diagnosi. 


    Quali sono gli indici di rischio da considerare alla scuola dell'infanzia?

    Se il bambino presenta difficoltà comunicativo-linguistiche, motorio-prassiche e visivo-spaziali. 


    Quali sono gli indici di rischio in prima classe della scuola primaria?

    Osservare se il bambino alla fine della prima classe presenta difficoltà nell'associazione grafema-fonema, ovvero nell'associare ad un tratto grafico il suono corrispondente e viceversa, se non ha controllo sillabico in lettura e scrittura, se ha eccessiva lentezza nel compito, se incapace di produrre lettere in stampato maiuscolo. 


    Come richiedere una valutazione?

    Innanzitutto è necessario parlarne con il pediatra di famiglia. Una prima osservazione viene eseguita attraverso una visita ambulatoriale. 


    Come è possibile prenotare la visita ambulatoriale?

    Telefonando al CUP (0668181) muniti di un'impegnativa per "Visita psicologica per disturbo di apprendimento". 


    Si può richiedere direttamente il Day Hospital?

    No. E' necessario effettuare dapprima una visita ambulatoriale.  Di qui, solo quando strettamente necessario, sarà inviato al Day-Hospital di valutazione. 


    Mio figlio ha una diagnosi di DSA, cosa può fare la scuola?

    La scuola è tenuta ad applicare gli strumenti compensativi e dispensativi in accordo con quanto segnalato del Ministero dell'Istruzione (Circolare del 05.10.2004, Prot. n 4099/A/4; Legge n 170 del 2010). Inoltre è importante redigere il Piano Didattico Personalizzato (PDP) per favorire una progettualità che risponda in modo mirato alle esigenze degli studenti con DSA. 


    Mio figlio è dislessico. Potrà mai frequentare l'università ?

    Assolutamente SI! La Legge 170 del 2010 è prevista anche nel contesto universitario. 


    Il DSA passa con gli anni?

    Il Disturbo permane anche nell'adulto poiché si tratta di un disturbo a base neurologica. Tuttavia molti dislessici imparano a leggere correttamente e a trovare strategie compensative. 

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  • Disturbo del linguaggio

    Quando bisogna preoccuparsi se un bambino non parla correttamente?

    Il linguaggio infantile prevede delle tappe importanti che possono variare da bambino a bambino, nonostante questo è utile tenere in considerazione il normale sviluppo delle tappe di acquisizione. Intorno ad 1 anno il bambino deve pronunciare un certo numero di parole, intorno ai 2 anni deve formare già delle piccole frasi, anche se ancora non corrette grammaticalmente. A 3 anni la frase deve essere completa. A 4 la pronuncia deve essere corretta. L'età di tre anni costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini cosiddetti parlatori tardivi (late talkers) e i bambini con un probabile disturbo specifico di linguaggio. La presenza di una produzione ancora non adeguata dovrà necessariamente essere valutata da un'attenta visita specialistica, che escluda la presenza di problemi di natura neurologica, psicopatologica o sensoriale (al riguardo in presenza di un ritardo di comprensioneo di produzione è sempre indicata l'esecuzione di un esame audiometrico, in particolare se nella storia del bambino si rilevano otiti ricorrenti). La comprensione del linguaggio in particolare, rappresenta un parametro fondamentale per i tempi di un eventuale intervento. Se la comprensione è adeguata e il bambino mostra di riuscire a farsi comprendere, anche utilizzando il gesto comunicativo,si possono tranquillamente aspettare i 36 mesi di età per richiedere una valutazione. In caso contrario si dovrà consigliare la famiglia a far  eseguire una valutazione del bambino. 


    Quando bisogna intervenire se un bambino balbetta?

    La balbuzie può far parte del normale sviluppo linguistico verso i 3 e i 5 anni. Se dura per un periodo limitato e scompare senza bisogno di alcun intervento potrebbe essere "fisiologica". L'atteggiamento più opportuno, comunque, è sempre quello di ascoltare il bambino senza interromperlo e sostituirsi a lui, senza ricordargli di fermarsi e respirare o stare calmo, perchè ciò non farà altro che renderlo consapevole del disturbo, quando spesso non lo è. 


    Qual è il trattamento migliore per i disturbi specifici di linguaggio?

    Non esiste ad oggi un protocollo terapeutico standard per i disturbi di linguaggio. Il trattamento viene generalmente eseguito da un logopedista sulla base del profilo neuropsicologico del bambino, tenendo conto dei suoi punti di forza e delle specifiche problematiche presenti. Unitamente al trattamento logopedico con il bambino in alcuni casi potrà utile avviare un parent training genitoriale che permette ai genitori di acquisire strategie e stili educativi su come stimolare l'apprendimento del bambino nella vita di tutti i giorni. 


    I bambini con disturbo specifico di linguaggio hanno diritto all'insegnante di sostegno?

    Spesso i disturbi evolutivi specifici, non vengono o possono non venir certificati ai sensi della legge 104/92, non dando conseguentemente diritto alle provvidenze ed alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra queste, all'insegnante per il sostegno. Solo i bambini che manifestano una sordità o un disturbo di linguaggio tale da provocare una grave compromissione delle capacità comunicative e del funzionamento nella vita quotidiana, hanno diritto all'insegnate di sostegno e in alcuni casi all'assistente alla comunicazione. In tutti gli altri casi si garantiscono le tutele previste dalla legge 170 e dalla circolare sui BES (bisogni educativi speciali) che permettono di attuare piani educativi personalizzati sulla base del profilo funzionale del bambino. 


    I disturbi di linguaggio possono essere associati ad altri disturbi dell'età evolutiva?

    Esistono anche dei conseguenti disturbi psicopatologici associati al DSL quali:

    -          disturbi della condotta e disturbi emotivi;

    -          disturbo oppositivo-provocatorio;


    -          disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività;


    -          disturbo da deficit dell'attenzione senza iperattività.

    -          disturbi d'ansia (ansia da separazione e disturbo iperansioso)


    -          disturbi di evitamento. 

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  • Disturbo della condotta

    Che responsabilità ho come genitore nel disturbo di mio figlio?

    I fattori ambientali sono certamente importanti fonti di rinforzi disfunzionali ad alcuni comportamenti inadeguati, ma non sono le  uniche cause interessate. 


    Cosa fare nel caso in cui le insegnanti segnalino continuamente dei comportamenti aggressivi e oppositivi di mio figlio?

    Devo rivolgermi al neuropsichiatra per una visita specialistica e nel caso in cui fosse fatta diagnosi intraprendere un percorso terapeutico specifico.


    Perchè anch'io genitore devo andare in psicoterapia?

    Perché nelle dinamiche familiari quotidiane si innescano inevitabilmente una serie di rinforzi inconsapevoli e disfunzionali che potenziano i comportamenti sbagliati dei bambini, il counseling genitoriale serve proprio per far luce su tali aspetti. 


    Mio figlio guarirà?

    Dipende dalla gravità del disturbo, dalle comorbidità, dal grado di cronicizzazione di alcuni comportamenti, con un percorso terapico completo e continuativo (farmaco, parent training e psicoterapia) i bambini possono imparare delle strategie di risposta nuova e delle modalità ordinate di gestione delle proprie emozioni. 


    E' giusto dare delle punizioni?

    E' giusto rinforzare i  comportamenti positivi e funzionali ma è anche giusto punire i comportamenti gravemente negativi per insegnare ai bambini il consto della risposta (ad un determinato comportamento equivale una certa conseguenza).

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  • Disturbo oppositivo provocatorio

    Che responsabilità ho come genitore nel disturbo di mio figlio?

    I fattori ambientali sono certamente importanti fonti di rinforzi disfunzionali ad alcuni comportamenti inadeguati, ma come abbiamo  visto non sono le  uniche cause interessate. 


    Cosa fare nel caso in cui le insegnanti segnalino continuamente dei comportamenti aggressivi e oppositivi di mio figlio?

    Devo rivolgermi al neuropsichiatra per una visita specialistica e nel caso in cui fosse fatta diagnosi intraprendere un percorso terapeutico specifico. 


    Perchè anch'io genitore devo andare in psicoterapia?

    Perché nelle dinamiche familiari quotidiane si innescano inevitabilmente una serie di rinforzi inconsapevoli e disfunzionali che potenziano i comportamenti sbagliati dei bambini, il counseling genitoriale serve proprio per far luce su tali aspetti.


    Mio figlio guarirà?

    Dipende dalla gravità del disturbo, dalle comorbidità, dal grado di cronicizzazione di alcuni comportamenti, con un percorso terapico completo e continuativo (farmaco, parent training e psicoterapia) i bambini possono imparare delle strategie di risposta nuova e delle modalità ordinate di gestione delle proprie emozioni. 


    E' giusto dare delle punizioni?

    E' giusto rinforzare i  comportamenti positivi e funzionali ma è anche giusto punire i comportamenti gravemente negativi per insegnare ai bambini il consto della risposta (ad un determinato comportamento equivale una certa conseguenza). 

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  • Iperattività e disturbo dell'attenzione

    Come faccio a riconoscere se mio figlio ha l'adhd?

    Se presenta Inattenzione, impulsività e iperattività motoria in almeno 2 contesti di vita con marcata compromissione funzionale. 


    Cosa fare nel caso in cui le insegnanti segnalino un problema di attenzione ed eccessiva iperattività?

    Devo rivolgermi al neuropsichiatra per una visita specialistica 


    Mio figlio guarirà?

    Un adhd sarà sempre un adhd, tuttavia, con le terapie può imparare delle strategie di risposta e di compensazione alle sue difficoltà 


    Perchè anch'io genitore devo andare in psicoterapia?

    Il parent training sono degli incontri genitoriali che servono per condividere le difficoltà del bambino e per studiare insieme al professionista delle strategie funzionali alla gestione del bambino, serve al bambino per avere una coerenza di stili educativi e di regole condivise. 


    Se il mio primogenito ha l'Adhd vuol dire che anche il secondo figlio lo svilupperà con certezza?

    Assolutamente no. 

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  • Psicosi

    Quali sono i segni premonitori di un disturbo psicotico?

    Prima che si manifestino i sintomi evidenti della psicosi, si osservano nel soggetto alcuni cambiamenti che possono essere così riassunti:

    ▪     cambiamenti d'umore;

    ▪     ritiro sociale;

    ▪     diminuzione nel rendimento scolastico;

    ▪     pensieri ossessivi e ritualità comportamentali.

    Tali aspetti potrebbero essere una reazione di breve durata ad eventi stressanti. Tuttavia, è necessario che vengano monitorati nel tempo richiedendo eventualmente l'aiuto di uno specialista. 


    Il manifestarsi del Disturbo Psicotico può essere associato all'abuso di sostanze?

    Deliri e allucinazioni possono essere anche secondari all'uso abituale di sostanze psicotrope, ad esempio alcuni funghi allucinogeni possono produrre fenomeni d'allucinazioni complesse o immagini dal contenuto molto angoscioso o cagionare comportamenti di fuga o d'aggressività incongrua. Esiste, soprattutto nella popolazione giovanile, spesso la presenza contemporanea di sintomi psicotici e d'abuso di sostanze (dall'hashish alle nuove droghe sintetiche) tale da prospettare un quadro clinico in cui la complessa situazione psicotica è legata alla doppia diagnosi con l'abuso di sostanze psicotrope. 


    Come si può rendere il paziente attivamente coinvolto nel processo d'intervento?

     Le persone che mostrano i primi segni di un disturbo psicotico devono essere adeguatamente supportate nella conoscenza dei vari aspetti della propria condizione, del processo di recupero e di cosa possono fare attivamente per promuovere quest'ultimo. Tale fase psicoeducativa consente alla persona di raggiungere un certo livello di consapevolezza circa la propria condizione e soprattutto circa la possibilità di recupero dalla stessa. 


    Quale è l'impatto del Disturbo Psicotico sulla vita di chi ne soffre?

    Le conseguenze della psicosi consistono in un'alterazione della personalità con una forte sofferenza psichica, perdita dei legami sociali (se in precedenza costruiti) e dell'abilità scolastiche e/lavorative (se conseguite). Da qui, la necessità di intervenire precocemente al fine di ridurre il più possibile tali aspetti. 


    Quali sono i tempi di "guarigione" da un Disturbo Psicotico?

    Più appropriato risulta in questi casi il concetto di recupero. I tempi di quest'ultimo variano da persona a persona e sono legati a fattori individuali (livello di funzionamento cognitivo, aderenza e risposta al trattamento farmacologico e psicoterapeutico) e contestuali (livello socio-culturale, livello di supporto familiare e sociale). 

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  • Ritardo mentale e sindromi genetiche

    In classe o fuori?

    A partire dagli anni attorno al 1977 (legge 517) la prassi di portare l'allievo con disabilità fuori dalla classe per attuare un insegnamento individualizzato da parte dell'insegnante di sostegno si è sempre più ridotta.

    La motivazione fondamentale che porta gli insegnanti a far uscire l'allievo dalla classe è ben comprensibile e per certi aspetti condivisibile: attuare un insegnamento individualizzato in un contesto privo di distrazioni. A ben pensare proprio considerazioni di questo tipo avevano storicamente portato alla nascita delle scuole speciali e delle classi differenziali. Purtroppo il raggiungimento di questo obiettivo comporta alcuni aspetti negativi:

    • viene a mancare l'interazione con i coetanei, ritenuta cruciale per favorire l'integrazione (reciproca);
    • aumenta il rischio di deresponsabilizzazione degli insegnanti curriculari, in quanto si delega all'insegnante di sostegno il rapporto con l'allievo con disabilità (vedi Vianello, 1999). 

    Le persone con disabilità intellettiva possono votare? Se si, devono o possono essere accompagnate nella cabina elettorale?

    Con il compimento della maggiore età tutte le persone, anche le persone con disabilità intellettiva, acquisiscono il diritto di voto, che è riconosciuto anche a coloro che sono stati interdetti (l'art. 11 della Legge n. 180/78, ha abrogato il punto 1, art. 2, del DPR 20 marzo 1967, che precedentemente ad essi lo negava). Le persone con disabilità intellettiva devono entrare in cabina elettorale da sole, e non possono ricorrere all'opportunità del Voto Assistito. Questa circostanza infatti è prevista esclusivamente in presenza di impedimenti di carattere fisico riconducibili a cecità, amputazioni delle mani, paralisi degli arti superiori o da altro impedimento di analoga gravità. A meno che le persone con disabilità intellettiva non presentino anche tali condizioni, il ricorso al voto assistito non è previsto per loro (art. 55 e 56, Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche e, per le elezioni amministrative art. 41, D.P.R. 16 maggio 1960 n. 570). 


    Quali sono le cause della Sindrome di Down?

    Le cause della sindrome di Down sono ancor oggi sconosciute.
    Molti studi sono stati fatti, ma ancora non è possibile fornire una chiara spiegazione sul perché l'evento sia avvenuto in una coppia piuttosto che in un'altra. Nella maggior parte dei casi la coppia può avere altri figli senza la sindrome.
    Le uniche cose sicure e dimostrate nella sindrome di Down sono:

    • nel 99% dei casi, pur essendo una condizione "genetica", non è ereditaria;
    • non può essere attribuita a comportamenti materni o eventi avvenuti durante o prima la gravidanza;
    • l'incidenza aumenta con l'età riproduttiva dei genitori, con una influenza dell'età materna più evidente di quella dell'età paterna, ciò è legato alla diversa fisiologia delle cellule riproduttive femminili da quelle maschili;
    • la sindrome di Down si verifica a 20 anni come a 40, anche se la frequenza media è diversa: 1 su 1.600 a 20 anni, 1 su 100 a 40. 


    Come e quando si chiede la nomina dell'insegnante per il sostegno?

    In vista della formulazione degli organici di fatto (maggio - giugno), il Dirigente Scolastico, anche su richiesta della famiglia o di un docente della classe, deve convocare il GLH Operativo di cui all'art. 12 comma 5 della Legge n° 104 del 1992, affinché venga formulato dagli insegnanti, dalla famiglia e dagli operatori socio-sanitari il PEI (Piano Educativo Personalizzato) ed il conseguente Progetto didattico personalizzato. In tale sede, sulla base della Diagnosi Funzionale e del Profilo Dinamico Funzionale (PDF), vengono formulate le richieste di tutte le risorse necessarie caso per caso, tra cui anche le ore di sostegno che, a seguito della Sentenza della Corte Costituzionale n° 80 del 2010, possono essere in deroga al rapporto medio nazionale di 1 a 2, nei casi certificati di gravità non compensabile con la presenza di assistenti per l'autonomia o la comunicazione forniti dagli Enti Locali. 


    Si ha diritto alla continuità del docente per il sostegno?

    Se trattasi di docente di ruolo egli ha l'obbligo di permanere per 5 anni su posto di sostegno dovendosi rispettare il principio della continuità educativa di cui all'art. 14 comma 1 della Legge n° 104 del 1992. Superati però i 5 anni il docente ha diritto a trasferimento o su posto di sostegno in altra sede o su cattedra comune.
    Se trattasi di docente con nomina a tempo determinato, purtroppo l'alunno non ha diritto alla continuità negli anni successivi dal momento che il contratto dura solo per un anno e l'anno successivo scattano le nuove graduatorie. In tali casi, con l'accordo dell'insegnante, si può tentare di chiedere una sperimentazione di continuità didattica ai sensi dell'art. 13 comma 1 lettera e della legge n° 104 del 1992. Non è facile ottenere tali sperimentazioni a meno che il docente non si trovi nella parte alta delle graduatorie permanenti per le immissioni in ruolo.


    Disabilità intellettive o disabilità cognitive?

    Può essere opportuno cercare di distinguere "disabilità intellettive" da "disabilità cognitive". Con l'ultima espressione ci si riferisce a qualcosa di più ampio, in quanto si considerano anche disabilità non intellettive, come le "learning disabilities" o "learning disorders" (disturbi di apprendimento, nella prassi italiana) o le carenze cognitive tipiche di individui con sindrome di Asperger (detti anche, semplificando molto, "autistici intelligenti") e normale intelligenza.
    Analogamente non ci sono dubbi che disturbi dell'attenzione, della capacità di concentrarsi e di memoria siano disabilità cognitive. Non sempre esse sono disabilità intellettive, in quanto non sempre comportano prestazioni inferiori in test di intelligenza.
    Infine possiamo sottolineare che anche le disabilità sensoriali potrebbero rientrare nelle disabilità cognitive (ma non in quelle intellettive), in quanto comportano carenze nelle conoscenze percettive. 


    I servizi come possono andare incontro ai bisogni dei giovani con ritardo mentale?

    I bambini con Ritardo Mentale possono essere considerati come bambini a rischio - da fattori biologici, psicologici e sociali ognuno dei quali interagisce e necessita intervento e supporto in tutte queste aree. Sono richiesti molteplici servizi e professionisti per indirizzare adeguatamente i bisogni individuali; per promuovere uno sviluppo il più normale possibile e per prevenire I'insorgere di handicap secondari ai quali questi bambini sono molto inclini. Servizi diversi predominano con il loro contributo in età diverse: pediatri e team di esperti dello sviluppo del bambino nell'età prescolare, psichiatri specialisti e servizi psicologici per i giovani nell'età che va dalla fanciullezza all'adolescenza.
    Qual è la prevalenza di problemi mentali e comportamentali nei bambini con ritardo mentale?
    C'è una maggiore incidenza di disturbi comportamentali e mentali nei bambini con Ritardo Mentale confrontati con i coetanei non ritardati. Questo è dovuto a una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Nella seguente percentuale di bambini à stata diagnosticato un disturbo psichiatrico identificabile:

    • 7% di bambini nella popolazione generale
    • 12% di bambini con un disturbo o una disabilità fisica
    • 33% di bambini con disfunzioni carebrali
    • 50% dí bambíní con grave Ritardo Mentale 

    Quali sono le cause dei problemi mentali e comportamentali nei giovani con ritardo mentale?

    Esistono molte cause. Di solito parecchie di esse saranno responsabili delle difficoltà affrontate da ogni bambina. Queste includono:
    COSTITUZIONALI
    Come in ogni persona giovane, il temperamento individuale, che è di per sé fortemente determinato geneticamente, contribuirà in modo sostanziale riguardo come il bambino reagirà alle esperienze, e cosi la natura e l'intensità dei disturbi mentali e comportamentali. Anche la presenza di una specifica causa genetica (come l'X-Fragile o la sindrome Prader-Willy) determinerà a quali sfide comportamentali e dello sviluppo è probabile si vada incontro.
    MEDICHE
    Disturbi comportamentali possono essere la conseguenza di una condizione medica, per esempio diabete o epilessia. Può essere anche il segno di un disagio fisico in un bambino che non riesce a comunicare bene, per esempio la presenza di forte dolore dovuta a appendicite o ad una frattura.
    La forma di autolesionismo di battere il lato della testa è la causa ben riconoscibile di infezioni dell'orecchio medio (otite media). L'epilessia può presentarsi come un comportamento disturbato anche quando è mantenuto il pieno stato di coscienza. I disturbi psichiatrici si presentano spesso con problemi comportamentali e sebbene le sindromi psichiatriche più gravi come la schizofrenia e la depressione maniacale siano rare nei bambini con Ritardo Mentale, esse ricorrono più spesso in questo gruppo che nei bambini con funzioni intellettuali nella media.
    Danni cerebrali possono essere la causa sia di Ritardo Mentale che di disturbi del comportamento. Anche le medicine possono essere un contributo.
    DELLO SVILUPPO
    Il comportamento può essere appropriato allo stadio di sviluppo raggiunto. E' la discrepanza che spesso esiste fra i progressi che un giovane raggiunge nello stato fisico, forza e abilità motorie, e le sue capacità limitate in campo intellettuale, sociale e emozionale che crea problemi.
    COGNITIVE
    Non sono le "cose" di per se stesse che ci disturbano ma la visione che abbiamo di esse. Cosi la reazione degli altri alle disabilità dell'individuo è cruciale ma lo è anche la reazione dell'individuo con Ritardo Mentale alla loro percezione dello stigma associato con l'essere un disabile e la loro percezione delle reazioni degli altri. Questo spiega perchè il consulente personale e l'educazione pubblica devono sempre andare mano nella mano.
    FAMILIARI
    Certi disturbi mentali o del comportamento in un giovane con Ritardo Mentale possono essere la reazione comprensibile alle tensioni familiari, psicopatologie o emozioni espresse. Ciò può prendere la forma di una reazione alla persistente angoscia familiare o alla tristezza cronica, ansie riguardanti il passato, il presente, il futuro, o a conflitti intra-familiari.
    Alcune malattie mentali hanno una componente genetica come ad esempio le psicosi maniaco-depressive, e sono cosi piü probabili in un individuo (con o senza Ritardo Mentale) dove c'è una storia familiare positiva.
    SOCIALI
    I problemi comportamentali possono essere la comprensibile reazione agli eventi della vita, alle persistenti difficoltà di comunicazione con l'associata frustrazione, privazioni sociali, istituzionalizzazioni o infantilizzazione (essere trattato senza motivo come un bambino).
    EMOZIONALI
    I bambini con Ritardo Mentale sono a rischio di uno sviluppo abnorme delle emozioni, cadendo in forme di attaccamento morboso e sviluppano strutture della personalità con deficienze.
    Questi bambini sono predisposti a reagire a situazioni stressanti con sintomi psicopatologici che includono ansia e disturbi depressivi.
    EDUCATIVI
    Programmi educativi che puntino a livelli o troppo alti o troppo bassi possono contribuire allo sviluppo di disturbi mentali e comportamentali a causa o della noia o della frustrazione e del turbamento.
    Anche il posizionamento educativo stesso,può contribuire. Imparare insieme ad un gruppo di coetanei disabili può esporre il bambino con Ritardo Mentale a modellare comportamenti inappropriati e maladattativi.
    Viceversa, imparare con un gruppo più capace di compagni può sottolineare proprio quanto sono disabili i bambini con Ritardo Mentale, lasciandoli liberi di fare prepotenze e disturbare, di isolarsi socialmente, di sviluppare una disistima di se stessi.
    IMPARARE IN MODO MALADATTATIVOTutto ciò detto sopra può interagire con la propensione del bambino ad imparare risposte inadeguate e maladattative a situazioni dove c'è un problema a migliorare l'attenzione, evitare interazioni sociali, o fare a modo proprio. 


    Quali diagnosi psichiatriche possono essere riscontrate in bambini con ritardo mentale?

    Tutte le diagnosi psichiatriche che si riscontrano nei bambini senza ritardo, possono essere riscontrate anche in quelli con ritardo.
    Alcune condizioni psichiatriche come l'iperattività, disturbi del comportamento e dell'adattamento sono, comunque, più frequenti in bambini con Ritardo Mentale. I bambini con Ritardo Mentale sono anche più vulnerabili agli eventi stressanti, alle perdite e ai cambiamenti dell'ambiente.

    Per maggiori informazioni, consultare l'area dedicata 

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - U.O. Neuropsichiatria Infantile