Il rifiuto scolare in bambini ed adolescenti

Rifiuto scolare

Il comportamento di rifiuto scolare si riferisce al rifiuto di andare a scuola e/o alla difficoltà di stare in classe, per l'intero orario scolastico, e si manifesta in bambini e adolescenti dai 5 ai 17 anni di età .  Tale fenomeno presenta dei picchi di incidenza nei passaggi di ciclo scolastico, riguarda in egual misura maschi e femmine e non vi sono differenze socio demografiche. Concetti come fobia scolare ed  ansia scolare sono stati utilizzati in letteratura come sinonimi, ma il termine "school refusal" (rifiuto scolare) è il più adatto, in quanto esso prende in considerazione l'eterogeneità del problema.

A livello nosografico tale comportamento non è classificato come categoria diagnostica indipendente né nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) né nella decima revisione della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10). Tuttavia, nel corso del tempo, sono stati formulati diversi modelli per studiare tale fenomeno ed il più utilizzato in letteratura è il modello funzionale, proposto da Kearney e collaboratori.

Tale modello permette di rilevare e comprendere la funzione che il comportamento di rifiuto ha per il bambino e/o per l'adolescente. Secondo questo approccio ci sono quattro principali cause che possono spiegare il comportamento di rifiuto scolare:

-          evitare effetti negativi provocati da situazioni correlate all'ambiente scolastico (es. provare tristezza e/o nervosismo)

-          fuggire da situazioni sociali o da situazioni valutative (es. difficoltà nel fare amicizia)

-          ricercare attenzione dalle figure di riferimento significative (es. i genitori)

-          cercare rinforzi positivi fuori dall'ambiente scolastico (es. essere impegnati in attività più divertenti al di fuori della scuola)

Le prime due funzioni sono caratterizzate da rinforzo negativo, in quanto il comportamento è rinforzato dall'evitamento di situazioni spiacevoli mentre le ultime due sono rinforzi positivi, poiché  il comportamento di rifiuto è rinforzato dall'attenzione e dalla ricompensa.

Il rifiuto scolastico può presentarsi in comorbilità con altri disturbi internalizzanti (ansia generalizzata, ansia sociale, fobie, depressione) o esternalizzanti (rabbia e collera, specie quando si tende a forzare la situazione per portarli a scuola, pianti, urla, aggressione verbale e fisica, fuga da scuola).

Le diagnosi che più frequentemente si associano ai quattro profili funzionali proposti da Kearney sono: per il gruppo che evita la scuola per cercare una maggiore attenzione dalle figure di riferimento è presente l'ansia da separazione; per i gruppi che rifiutano la scuola per sottrarsi a stimoli che sono valutati negativamente o per evitare situazioni sociali avverse o valutative si associa la diagnosi di depressione o di disturbo d'ansia; per il gruppo che rifiuta la scuola per perseguire rinforzi esterni positivi la comorbilità è con i disturbi della condotta o del comportamento oppositivo-provocatorio.

La varietà sintomatologica e la severità dei sintomi richiedono un'attenta valutazione diagnostica ed un intervento multimodale adattato alle caratteristiche individuali del bambino e/o dell'adolescente ed agli agenti esterni, come la famiglia, l'ambiente sociale e l'ambiente scolastico.

A proposito del trattamento, la tecnica più ampiamente usata è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT). In alcuni studi, si fa riferimento al trattamento farmacologico per trattare severi sintomi ansiosi e depressivi.

 

 

Per ulteriori approfondimenti consultare i seguenti link:

https://formacionasunivep.com/ejep/index.php/journal/issue/view/18

https://onlinelibrary-wiley-com.opbg.clas.cineca.it/doi/10.1111/j.1469-7610.2006.01634.x

https://onlinelibrary-wiley-com.opbg.clas.cineca.it/doi/10.1111/jcpp.12848



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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - U.O. Neuropsichiatria Infantile