Nuove tecniche per il trattamento dell’ADHD: gli effetti del Neurofeedback

NFEIl disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è uno dei più comuni disordini dell'età evolutiva. E' caratterizzato da iperattività, deficit attentivo, impulsività comportamentale e verbale. A livello prognostico è un disturbo che, nella maggior parte dei casi, non si estingue nel tempo ma che nell' adolescenza e nell'età età adulta subisce delle trasformazioni, così che, i deficit nelle capacità di attenzione, già solitamente presenti nel quadro diagnostico, si sostituiscono all'iperattività tipica dell'infanzia.

Il trattamento è muldisciplinare e si differenzia in base alla gravità e all'età. Infatti in età pre-scolare, l'intervento di elezione è il parent-training, successivamente è auspicabile inserire un trattamento cognitivo-comportamentale basato sull'autoregolazione attentiva e comportamentale e nei casi più gravi anche un intervento di tipo farmacologico. Negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche, volte ad individuare delle tecniche di supporto, efficaci soprattutto per l'autocontrollo attentivo.

In tal senso dagli anni '70 lo studioso americano Lubar iniziò a sviluppare una tecnica, conosciuta come Neurofeedback. Consiste in una tecnica non invasiva, in grado di automodulare alcune funzioni del Sistema nervoso centrale, ovvero imparare a controllare le proprie onde cerebrali, attraverso un feedback contingente, che può essere visivo o uditivo.

I training clinici con il Neurofeedback consentono all'individuo di modificare i l'attività celebrale, normalizzandone o ottimizzandone la il trend delle onde cerebrali stesse. Questo perché le persone con ADHD presenterebbero una normale attività cerebrale a riposo e una maggiore eccitazione nella corteccia prefrontale durante i compiti di concentrazione.

L'Association for Applied Psycophysiology and Biofeedback (AAPB) e l'International Society for Neuronal Regulation (ISNR), hanno stabilito che gli effetti del Neurofeedback nel trattamento dei sintomi chiave dell'ADHD si situa a livello 3 di efficaci (probabilmente efficace) su una scala da 1 a 5.

Una recentissima metanalisi di studi randomizzati controllati esamina gli effetti del neurofeedback sui sintomi e sui deficit neuropsicologici in bambini e adolescenti con ADHD. Dall'analisi dei 13 studi valutati emerge che ci sono degli effetti positivi nella riduzione dei sintomi ADHD a seguito del training, sebbene i risultati non fossero significativi quando chi compilava i questionari non era completamente cieco rispetto al trattamento eseguito o quando si confrontavano i risultati verso dei trattamenti placebo.

Ad oggi la tecnica del Neurofeedback non raggiunge un generale consenso da parte della comunità scientifica e rimane di difficoltosa applicabilità, a causa dell'intensività richiesta per ottenere dei vantaggi, che sarebbero raggiungibili a seguito di 30/40 sedute, distribuite in 3/4 volte a settimana.

La ricerca sta continuando a testare l'efficacia di questa tecnica che potrà essere stabilita solo conducendo studi ben controllati e randomizzati, con l'esaminatore e il paziente in doppio cieco, e monitorando gli effetti nel tempo.

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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - U.O. Neuropsichiatria Infantile